
"Secondo me dovresti arrenderti, Willer!"
Le parole uscirono fuori da sole e, sebbene il tono di voce fosse sostenuto, mancava di convinzione. Aveva finito i colpi. Gli scappò un sorriso mentre infilava gli ultimi tre proiettili nel tamburo del revolver. Tre proiettili da una parte della canna e Tex dall'altra.
"Io fossi in te prenderei il cavallo e me ne andrei"
Si sentì impolverato come mai in vita sua, il sole era alto e il sudore non aiutava. La sorgente era a pochi metri, ma chi si azzardava ad uscire allo scoperto con quel tizzone d'inferno appostato lì intorno!
Aveva una sete disperata, Willer non gli aveva dato neanche il tempo di bere.
Quando si affacciò per controllare la situazione quasi non credette ai suoi occhi. Dietro un mucchietto di rocce dall'altra parte della sorgente spuntava un cappello. Si posizionò comodo e prese bene la mira. Un colpo dall'alto. Tenne come punto di riferimento la base della cupola, dove inizia la tesa. Era ragionevolmente convinto di beccarlo in pieno. Tirò su il cane.
Lo sparo fu assordante. Sentì la pallottola fischiargli vicino la faccia, troppo vicino, e conficcarsi poi nel terreno più sotto, dopo aver sollevato una nuvola di polvere.
Ancora incredulo si girò su se stesso. Willer era lì, pistole spianate e senza cappello, che lo teneva sotto tiro. Il pensiero gli balenò in testa come un lampo, un movimento meccanico che lo portò ad alzare la pistola. Mentre l'arma compiva l'arco si chiese il perché di quella azione scellerata. Già sapeva come sarebbe andata a finire, non era mai stato un gran tiratore ed era in una posizione di svantaggio. Al tavolo da poker non sarebbe mai andato a vedere una mano del genere. Gli piaceva barare, ma non bluffare. L'epilogo fu inevitabile. La pistola gli volò di mano e, nonostante il dolore, ringraziò il cielo per la buona mira di Tex. Era ancora vivo.
"Non capisco perché ti sia dato tanta pena per me"
"Hai commesso un omicidio."
"Ma quel tizio aveva estratto per primo!"
"Non mi riferivo al pendaglio da forca che hai steso nel saloon"
"Non capisco allora! I due compari non li ho accoppati. Uno credo di averlo ferito e l'altro non l'ho neanche sfiorato."
"Lui no, ma il ragazzino che lavorava come sguattero nel saloon l'hai preso in pieno."
A quelle parole si sentì mancare il terreno sotto i piedi, sapeva già che, una volta tornati indietro, lo attendeva la forca.
"Mia madre me lo diceva sempre: sei nato sotto una cattiva stella! ... Sai Willer, oggi è il mio compleanno"
"Tanti auguri allora."